Il rifacimento della Chiesa Parrocchiale fu un'impresa lunga e faticosa, che occupò quasi un intero secolo: si lavorò dai primi decenni del Settecento fino al 1793, anno in cui furono ultimati l'organo, le cantorie e il pulpito. Il cantiere conobbe numerose interruzioni, causate dalle divergenze tra i fabbricieri e dalla cronica mancanza di fondi.
I primi lavori riguardarono la seconda sagrestia e il coro, terminati nel 1737, come attestano due deliberazioni comunali del 19 marzo e del 25 aprile di quell'anno. Proprio tra queste due date fu stipulato il contratto con il Caniana per gli stalli del coro. Seguirono anni di incertezza, finché nel 1746 un lascito di 4.000 scudi permise di dare avvio all'opera su vasta scala. Il progetto era dell'architetto Giovanni Battista Caniana, che nel 1747 consegnò i disegni al Prevosto; l'esecuzione fu affidata al capomastro Alessandro Piazzalunga.
La facciata è un elemento puramente decorativo, senza corrispondenza con la struttura interna. Si articola in due zone: quella inferiore termina con un cornicione che gira sui fianchi; quella superiore, più stretta, si chiude a frontone ed è raccordata alla parte bassa da lesene e due grandi volute, con un ampio finestrone al centro. Davanti alla porta si conserva un protiro snello ed elegante, resto dell'antica chiesa.
L'interno rivela tutta la sapienza del Caniana. La pianta è a navata unica, fiancheggiata da sei cappelle laterali scandite da lesene con capitelli corinzi. Un cornicione aggraziato cinge l'intera chiesa, mentre la trabeazione conferisce slancio agli archi che sorreggono la volta. Raffinati effetti prospettici e giochi di luce sono ottenuti grazie alle loggette. Al centro si eleva la cupola ellissoidale, fulcro visivo e simbolico dell'edificio. Nei pennacchi sono raffigurati i quattro Evangelisti; sopra l'anello, le Virtù accompagnano lo sguardo verso il cielo della cupola, dove risplende la gloria di Maria.
Gli affreschi furono eseguiti nel 1750 da Gianbattista Rodriguez, gli stucchi da Eugenio Camuzio. I compensi al pittore sono puntualmente documentati: 165 lire per l'affresco sopra la porta, 261 lire per i quattro del coro e del presbiterio, 577 lire per pennacchi, medaglioni e tondo della cupola. Il programma iconografico è coerente e articolato: sopra la porta campeggia la Fuga in Egitto; nel coro, ai lati della Pala dell'Annunciazione, sono raffigurati l'Adorazione dei Pastori e l'Adorazione dei Magi; nel presbiterio trovano posto l'Educazione di Maria e la Presentazione di Gesù al Tempio.
Gli altari sono sette, uno maggiore e sei laterali. Entrando, a destra, l'altare di Sant'Orsola ospita una tela del martirio della santa datata 1477, di autore ignoto. Di fronte, l'altare della Santa Croce presenta una tela del pittore bresciano Francesco Paglia. I due altari centrali dell'Immacolata Concezione e della Madonna del Rosario furono costruiti tra il 1761 e il 1763, con il contributo di artisti di primo piano, tra cui Muzio Camuzio di Lugano. Le tele ovali con i misteri del Rosario sono di Francesco Cappella; la tela centrale con l'Immacolata e San Felice Martire è attribuita a Pietro Gualdo detto Oldrini. Due statue di Donato Andrea Fantoni raffiguranti la Purità e l'Umiltà si trovavano ai lati dell'altare prima del restauro.
Gli ultimi due altari sono i più antichi. Quello del Redentore, in legno con statue, fu realizzato dai Caniana di Alzano; la pala con il Redentore, un tempo parte di un polittico di Palma il Vecchio, fu staccata dall'opera originale e inserita in una cornice barocca. L'altare di fronte, già dedicato a San Nicola e divenuto poi altare dei Morti, conserva sulla cimasa due statue del Tempo e dell'Eternità e un Angelo con la tromba, opere di Donato Andrea Fantoni. Al centro campeggia una tela di Palma il Giovane con la Madonna, San Paolo e San Nicola da Tolentino.
Prima di lasciare la chiesa, chi ama l'arte non manchi di visitare la sagrestia dietro l'abside, dove è custodita una piccola ma preziosa pinacoteca.